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La vecchia città di S.A. era situata su una ristretta zona che
si spiana sulla cima della rupe. Il piano compare inclinato per
lungo, cioè da montagna a marina.
Il De Lorenzo paragonava questo alto altipiano scosceso ad un
colossale naviglio, che durante una tempesta, solleva in alto la
poppa, intendendo con l’espressione “poppa” il punto più alto
dell’altipiano.
La cittadina sulla rocca veniva chiamata Sant’Agata di suso (suso,
in siciliano sta per sopra).
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Vi
si accedeva per due punti: dalla parte orientale, dove un
viottolo che percorreva il fianco della rupe, immetteva ad
una porta fortificata tagliata a piombo sul precipizio;
questa si chiamava porta di terra. Da qui si giungeva alla
piazza della Chiesa maggiore o Protopapale di S. Nicola,
chiamata anche dal popolo, Cattolica del SS. Salvatore. Alle
spalle di queste si trovava il castello, appunto situato
sulla poppa, e sotto di essa si estendeva la contrada
abitata, corsa per lungo non si sa se da una o più vie le
quali dovevano essere molto strette, chiamate “vinedhe”.
Questo tratto finiva in basso con una parte fortificata e
munita di un accesso con ponte levatoio, il quale immetteva
su un altro piano, più basso però, il sobborgo di S. Andrea.
Sulla rupe si trovava, sul lato fiume, la porta di marina
che si immetteva su una scalinata, inerpicata sulla roccia,
la quale in caso di assalto nemico veniva mirata e colpita
in diversi punti. Nel sobborgo di S. Teodoro, sopra la rupe,
erano situati la chiesa di S. Maria del Soccorso, la chiesa
di S. Agata e, accanto a quest’ultima, un conventino
Carmelitano. In S. A. si trovava anche la chiesa di S.
Basilio Magno, dalla quale fu prelevata la statua del santo
(di fattura cinquecentesca attribuita al Mazzolo) e portata
nella chiesa di Gesù e Maria a Cataforio dopo il terremoto
del 1783. In S.A. di suso erano presenti gli edifici
pubblici: il municipio , la casa del governo, la caserma, i
fortilizi e il carcere; perciò doveva rimanere poco spazio
per le abitazioni private le quali trovavano invece luogo
soprattutto nei sobborghi di S. Andrea, S. Giovanni, (oggi
S. Salvatore), dell’Annunziata ( Cataforio), e nei villaggi
di Mosorrofa, Cardeto, Armo e Bovetto. |
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Il Torrente S. Agata
Anticamente aveva le fattezze di fiume
e forse si prestava in alcuni tratti, alla navigazione. Ciò
era possibile perché quattro secoli fa il suo letto era
stretto e profondo, le sabbie assorbivano una minore
quantità d’acqua e ai tempi non era in uso il disboscamento
delle montagne. Il tratto navigabile corrispondeva dalla
foce fino a 7km, cioè, fino a S. Agata.
Come cita lo storico Barrio nel 1587 esso era pescoso di
anguille e trote.
Curiosità: La pesca, in uso dagli abitanti,
veniva praticata asserragliando il corso del torrente con
pali e fresche e poi spargendo nella parte superiore calce
viva, così le trote, asfissiate, venivano condotte alla
barriera e raccolte con facilità.
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